domenica 15 aprile 2018

Determinazione, matite e passione



Finalmente Alice Barberini è al Museo della Città di Rimini.
No, non ha una sua mostra allestita (almeno per ora) è alla Sala degli Arazzi per aprire la seconda edizione di Leggere, scrivere, illustrare.
Tutto fa pensare ad un bell’incontro: l’autrice ha voglia di parlare del suo lavoro e c’è il pubblico giusto: amici, aspiranti raccontastorie, molti lettori volontari, insegnanti e appassionati di albi illustrati. La foto di copertina che ritrae Alice con le lettrici-intervistatrici del Ròdari Club alla fine dell’incontro, spiega da sola quanto sia stato appagante questo appuntamento libresco.
Come al solito l’incontro si apre con la lettura dei libri pubblicati dall’ospite, poi inizia l’intervista. Sappiamo ora quali studi ha fatto Alice, che disegna da sempre e non usa artifizi digitali per le sue belle tavole, anzi, ci mostra i suoi attrezzi del mestiere: un astuccio con una decina di matite. Ma come, libri come Il cane e la luna e Hamelin, la città del silenzio nascono da strumenti così semplici? Si, quello che fa la differenza è chi li usa. E saper disegnare non basta perché il disegno è solo il veicolo che deve trasportare la storia. E le storie Alice Barberini le sa raccontare, le sa inventare. Queste invenzioni le trasforma in dettagliati progetti fatti di personaggi, luci, inquadrature che dopo mesi e mesi di lavoro diventano tavole pronte per essere impaginate, editate e andare in stampa.
Abbiamo così scoperto che il primo libro di Alice è nato da una sfida: un editore le aveva fatto i complimenti per i suoi disegni, ma: “Manca una struttura narrativa” commentava il boss. E allora ferita nel suo orgoglio di autrice Alice ha raccolto la più dura delle sfide: progettare un silent book. Se non sai raccontare una storia, il silent book è una sfida impossibile. Così è nato “Il cane e la luna”. L’idea dell’albo è nata dall’immagine di copertina e poi è cresciuta disegno dopo disegno insieme alle idee per costruire la narrazione. Con questo albo è arrivato l’interesse dell’editore Orecchio Acerbo ed è decollata la carriera di Alice Barberini.
Anche il secondo albo è nato da un intreccio di idee, ce lo spiega la stessa Alice: “l'idea di Hamelin è nata da una foto che ha scattato mio padre a Portobello Road negli anni 80: ritraeva un musicante di strada con un carrettino molto simile a quello del libro. Ma l'uomo che lo suonava sembrava quasi un pirata, da come era vestito, dall'atteggiamento, da come fumava… l’immagine racchiudeva una forte contraddizione tra quello strumento musicale così romantico e fiabesco, e l'uomo così misterioso. Ho iniziato a fantasticare intorno all'ambiguità di alcuni protagonisti delle fiabe, al loro essere indefiniti nel bene nel male: ne buoni, ne cattivi (come l'essere umano d'altro canto). Così mi è venuta in mente la fiaba del Pifferaio magico, che conteneva anche "l'elemento musica". Ho fatto delle ricerche, ed ho scoperto non solo che Hamelin esiste veramente, ed è Hameln, ma che la fiaba ha un fondamento di verità: infatti sul finire del 1300 ad Hameln sono spariti circa 130 bambini. Al di la della cause di questa sparizione, mi colpì molto il fatto che ancora oggi esiste una via ad Hameln (la via senza tamburi, appunto) in cui è vietato cantare e ballare come segno di rispetto in merito a questa vicenda. E da qui è partita la città del silenzio.”
Durante l’incontro al Museo Alice ci ha sorpreso svelandoci che il prossimo albo sarà un altro silent book... ma molto rumoroso, poichè ambientato in una metropoli e grande novità, il libro sarà a colori.
Alla fine dell’incontro abbiamo capito che Alice Barberini sa quello che vuole, ha la giusta determinazione per regalarci molti altri libri... e che ci piace molto.







Nessun commento:

Posta un commento