Finalmente Alice
Barberini è al Museo della Città di Rimini.
No, non ha una sua
mostra allestita (almeno per ora) è alla Sala degli Arazzi per
aprire la seconda edizione di Leggere, scrivere, illustrare.
Tutto fa pensare ad
un bell’incontro: l’autrice ha voglia di parlare del suo lavoro e
c’è il pubblico giusto: amici, aspiranti raccontastorie, molti
lettori volontari, insegnanti e appassionati di albi illustrati. La
foto di copertina che ritrae Alice con le lettrici-intervistatrici
del Ròdari Club alla fine dell’incontro, spiega da sola quanto sia
stato appagante questo appuntamento libresco.
Come al solito
l’incontro si apre con la lettura dei libri pubblicati dall’ospite,
poi inizia l’intervista. Sappiamo ora quali studi ha fatto Alice,
che disegna da sempre e non usa artifizi digitali per le sue belle
tavole, anzi, ci mostra i suoi attrezzi del mestiere: un astuccio con
una decina di matite. Ma come, libri come Il cane e la luna e Hamelin, la città del silenzio
nascono da strumenti così semplici? Si, quello che fa la differenza
è chi li usa. E saper disegnare non basta perché il disegno è solo
il veicolo che deve trasportare la storia. E le storie Alice
Barberini le sa raccontare, le sa inventare. Queste invenzioni le
trasforma in dettagliati progetti fatti di personaggi, luci,
inquadrature che dopo mesi e mesi di lavoro diventano tavole pronte
per essere impaginate, editate e andare in stampa.
Abbiamo così
scoperto che il primo libro di Alice è nato da una sfida: un editore
le aveva fatto i complimenti per i suoi disegni, ma: “Manca una
struttura narrativa” commentava il boss. E allora ferita nel suo
orgoglio di autrice Alice ha raccolto la più dura delle sfide:
progettare un silent book. Se non sai raccontare una storia, il
silent book è una sfida impossibile. Così è nato “Il cane e la
luna”. L’idea dell’albo è nata dall’immagine di copertina e
poi è cresciuta disegno dopo disegno insieme alle idee per
costruire la narrazione. Con questo albo è arrivato l’interesse
dell’editore Orecchio Acerbo ed è decollata la carriera di Alice
Barberini.
Anche il secondo
albo è nato da un intreccio di idee, ce lo spiega la stessa Alice:
“l'idea di Hamelin è nata da una foto che ha scattato mio padre a
Portobello Road negli anni 80: ritraeva un musicante di strada con un
carrettino molto simile a quello del libro. Ma l'uomo che lo suonava
sembrava quasi un pirata, da come era vestito, dall'atteggiamento, da
come fumava… l’immagine racchiudeva una forte contraddizione tra
quello strumento musicale così romantico e fiabesco, e l'uomo così
misterioso. Ho iniziato a fantasticare intorno all'ambiguità di
alcuni protagonisti delle fiabe, al loro essere indefiniti nel bene
nel male: ne buoni, ne cattivi (come l'essere umano d'altro canto).
Così mi è venuta in mente la fiaba del Pifferaio magico, che
conteneva anche "l'elemento musica". Ho fatto delle
ricerche, ed ho scoperto non solo che Hamelin esiste veramente, ed è
Hameln, ma che la fiaba ha un fondamento di verità: infatti sul
finire del 1300 ad Hameln sono spariti circa 130 bambini. Al di la
della cause di questa sparizione, mi colpì molto il fatto che ancora
oggi esiste una via ad Hameln (la via senza tamburi, appunto) in cui
è vietato cantare e ballare come segno di rispetto in merito a
questa vicenda. E da qui è partita la città del silenzio.”
Durante l’incontro
al Museo Alice ci ha sorpreso svelandoci che il prossimo albo sarà
un altro silent book... ma molto rumoroso, poichè ambientato in una
metropoli e grande novità, il libro sarà a colori.
Alla fine
dell’incontro abbiamo capito che Alice Barberini sa quello che
vuole, ha la giusta determinazione per regalarci molti altri libri...
e che ci piace molto.
Nessun commento:
Posta un commento